Chiara dà i numeri (e almanacca il futuro)

Impiegare quasi 350 pagine per far dire al protagonista della storia che la sua storia avrà una fine (“credo accadrà”… dice), e chiamare la storia stessa (cioè quella raccontata, quella che è il libro che la racconta) Almanacco del giorno prima, è proprio una sottile cattiveria da scrittore (o scrittrice, in questo caso) abile interprete della scrittura, del valore, della funzione che alla scrittura – di norma – si attribuisce. In questo romanzo strampalato (perché non lo è anche se lo sembra, e non si può ben definire malgrado le mille definizioni interne che ne dà l’autrice) c’è un sistema – matematico e logico, sentimentale e letterario – che va tranquillamente, inesorabilmente, a farsi benedire. Il filo sembra snodarsi abbastanza chiaro all’inizio, ma va sempre più ingarbugliandosi, ammatassandosi e variandosi nell’aggomitolarsi. Chiara Valerio, d’altra parte, ha sempre sorpreso i suoi lettori, quelli che la seguono da quando ha cominciato a pubblicare libri – e già non sono pochi. Sorprende cambiando stile, proponendo diversi esiti, disegnando personaggi credibilissimi (cerchiamo di capire quanto e come li si possa misurare a misura sua), che pure annaspano e rischiano più volte il naufragio della loro vita, prima di approdare a improbabili approdi…

Valerio Qui, dopo circa 350 pagine costruite come un puzzle o un cubo di Robik, impaginate come farebbe un pittore cubista o montate come un sandwich (struttura tripartita o bipolare) – alla fine del libro nemmeno possiamo chiederci com’è andata a finire la storia. Perché poi dovrebbero finire le storie? Qui, in questo Almanacco del giorno prima, che sembra sia stato dettato a Chiara Valerio da un suo itinerario esistenziale proiettato in uno specchio alla Dorian Grey, qui dobbiamo aspettarci qualsiasi escursione nell’iperreale, ma sapere insieme che stiamo vivendo, con lei, con i suoi personaggi, un copione fantastico, ricco di numeri (non quelli della matematica a lei ben noti, quelli del “mago” dei numeri, nelle loro possibilità di coniugarsi e scomporsi), di numeri da circo, allucinanti peripezie di marionette; poiché l’uomo – nel gran teatro del mondo – è ancora un povero clown che cerca di stupire gli spettatori, coloro che – pagato un biglietto – si aspettano di vederlo stramazzare sulla scena. E lui vivrà.
Buona lettura a tutti!

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