Una nuvola di poesia

Tempo di anniversari e di bilanci. A trent’anni dalla sua prima pubblicazione, La nube, del 1984, Antonio Vanni manda in stampa (forse anche per festeggiare i vent’anni dalla sua prima edizione) la ristampa del Diario di una nuvola bassa. Il piccolo libro, che segnò all’epoca un deciso passo in avanti per il poeta molisano, meritava di essere riproposto, peraltro con l’aggiunta di una attenta e partecipe recensione della poetessa Maria Grazia Lenisa (nel frattempo scomparsa – ed è anche questo un gesto che sembra dovuto). Diario di una nuvola bassa è una raccolta di sole venti poesie, ma particolarmente significativa, illustrativa di un modo di fare poesia che caratterizzava Antonio Vanni e non gli è diventato alieno, nel prosieguo del suo cammino poetico.

Vanni N

Tra queste venti poesie, diverse sono quelle che permettono di tracciare (anche a posteriori) un giudizio d’insieme sul poeta Vanni. Ci sono testi in cui sorprende particolarmente la freschezza del dettato lirico, altri nei quali si può cogliere e misurare il suo rapporto profondo con la parola. “Nel calice crepuscolare si ammala la brina” è un’espressione degna di un crepuscolare che va al di là della paura di vivere, liberandosi in un gioco di forte sentire. Nella poesia di Antonio Vanni, come scriveva Vincenzo Rossi nella prima presentazione della silloge, “il pulsare dolente dell’io adulto sulle tenerezze dell’adolescenza” è la chiave che consente di leggerla come sospesa tra passato e presente, nel sogno di quel che fu e nell’attesa di quel che sarà. La nuvola, che è una “nuvola bella nel canto di qualcosa di vago”, si fa quindi simbolo dell’anima vagabonda (animula vagula… fu scritto un tempo) nel suo continuo “dialogo con un foglio di carta” (ed anche perciò è “bassa”, vicina alla terra, a questo nostro mondo di poveri uomini in cerca di conforto nell’anima che ci è vicina, poiché “tanta tenera infanzia” ci è stata strappata). Quel “pulsare”, animato “di romantiche tristezze e calme note”, ancora vibra nelle corde e negli esiti della poesia di Antonio Vanni, il quale – è augurabile – dopo questa celebrazione di anniversari in un bilancio sereno con se stesso, vorrà offrire ancora mature prove del suo “diario” esistenziale.

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