Archivi del mese: ottobre 2014

Ilire Zajmi – riflessi kossovari

Ilire Zajmi è la paziente traduttrice di due mie piccole opere poetiche: Un abbraccio di parola e Dialogo alla luna. Ci siamo incontrati a Tetove per il festival dedicato a Naim Frasheri e mi ha donato il suo libro tradotto in francese C’est la fin, dal quale ho subito preso tre poesie che propongo agli amici della “stanza”…

Zajmi

Senza di te lontano da me stessa

Nella paura il tuo silenzio mi seduce –

stai diventando invisibile sulle vie dell’oblio

L’amore mi fu destinato in un tempo mistico

e sono condannata a vivere in un’attesa eterna

– senza di te lontano da me stessa.

È la fine

È la fine amico mio –

la fine di questo sogno all’alba

È la fine di questa storia

che ancora non è cominciata

È la fine della tentazione

del peccato non assaggiato

È la fine dello scacco

delle notti senza testimoni

– la fine dell’erotismo

dei baci rimandati

la fine di questo amore

non ancora fiorito

È la fine amico mio

la fine senza fine della vita – della morte

E tu con gli occhi aperti aspetti sempre

la fine di questo gioco.

 

Effetto ottico

Io credo in un giorno nuovo –

quelli vecchi mi hanno imprigionata

nella vanità dei sogni e dei paradossi

Io credo nell’avvenire –

il presente mi ha abbandonata

e mi sento un vecchio inutile tappeto

Io credo in un amore che sia vero –

quello vecchio è passato inavvertito ai miei occhi

Io credo io credo io credo

che il passato

il presente

il futuro

non siano che un effetto ottico

della vita umana.

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Simmetrie e geometrie poetiche

Laura Garavaglia, conosciuta in terra mecedone, è una vera piacevole simpatica sorpresa, umana e poetica… La nota per il suo libro LA SIMMETRIA DEL GHERIGLIO è un’adesione spontanea al suo dire.

Garavaglia

Cinquanta brevi intense folgoranti dichiarazioni d’amore all’essere, al sentirsi, al divenire: in un libro elegante nella veste e nello stile, costruito come un unicum frammentario ma pure compatto, in un corpus di piena consapevolezza tematica. “Misuro la mia imperfezione” scrive Laura Garavaglia – e si percepisce subito quanto sia scopertamente falsa (e fatalmente fuorviante) la sua determinazione di autoriconoscimento: il poeta sa quanto vale, sa che vale e deve darsi per quel valore che ha. Laura Garavaglia ha di sé piena consapevolezza e si misura quindi soltanto per potersi offrire al meglio, nell’esprimere una dimensione di sé che possa essere partecipata. Perciò, anche se avverte il rischio di incontrare (e chissà quanto leopardianamente) un “infinito maggiore / di questo che io sento mio”, non per questo si arrende o smette di cercare, di cercarsi nelle geometrie che La simmetria del gheriglio le suggerisce. Specie quando si rende conto che le stanno rubando “l’avvenire dei giorni” mentre getta “nel cestino / sogni e desideri”. È lei che deve fare attenzione, procedere con cautela a calcolare tempi e modi dell’esistere. Sciabolate di verità (dolorose) che squarciano l’indifferenza dei giorni, nel farsi polvere di atomi sui nostri passi.
La simmetria del gheriglio era già stato pubblicato nella stessa collana delle edizioni “stampa2009” nella quale appare ora con la traduzione in inglese di Barbara Ferri e in rumeno di Mario Castro Navarrete. È un ulteriore passo sulla via del riconoscimento oltre il sé che è già stato misurato e può misurarsi con altri strumenti di riconoscimento: le altre lingue consentono incontri nuovi, mettono insieme altre geometrie, costruiscono altre simmetrie. L’autrice, che è un’attenta operatrice culturale abituata al circuito dei convegni internazionali, sa quanto sia importante – vitale – proporsi attraverso la voce di un traduttore. L’apparente semplicità dei testi non inganna: si avverte il filtro che – spontaneo o laborioso che sia – non consente ai detriti del pensiero di ostacolare il flusso delle immagini più vive e convincenti, necessarie alla costruzione di una figura elementare da rappresentare – da opporre “alla infinita vanità del tutto”. Nella poesia di Laura Garavaglia, essenziale e penetrante, la forza è l’uso di un verso che è tale pur piegandosi a flussi discorsivi, pur obbedendo all’interiore necessità di farsi altro da sé, e dirsi dicendo quel che va detto, a chi abbia orecchie per intendere.

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