COSE COMUNI ma imperdibili… la poesia di Chiara Scrobogna

“Poesia non deve per forza parlare di Viet-Nam”, scrivevo quaranta (e più) anni fa, quando sembrava che la poesia dovesse (e non potesse altrimenti) essere impegnata, che gli intellettuali degni di questo nome, e i poeti, anche, avessero il compito di far riflettere su quanto succedeva, eccetera… Come se non lo avessero sempre fatto, sebbene ora fosse più difficile scegliere un campo e rimanere se stessi, cioè liberi nei sentimenti e nelle maniere di esprimerli per comunicarli. “Non so dire all’uomo che povere cose comuni: la vita, l’amore, il tutto che siamo”, scrissi ancora in quegli anni…
Ed ecco che una signora fresca di pensione, dopo aver dedicato solo al lavoro la propria esistenza, decide di parlare all’uomo della sua vita quotidiana, di quella vissuta e ricordata, di quella che attraversa ogni giorno, di quella che si augura, per sé e i figli e tutti coloro che – di buona volontà – vogliano ascoltarla e decidere insieme a lei che la vita vada colta e goduta nella sua semplicità di “cose comuni”, ed infatti proprio così intitola il suo nuovo libro che accoglie i testi scritti nell’arco di un paio d’anni. È la seconda prova, questa, di una scrittrice anomala, solitaria eppure attentissima a quel che succede intorno, e desiderosa di condividere le sue osservazioni sul mondo.
Chiara Scrobogna pubblica Cose comuni (nella collana Le schegge d’oro della Montedit), come aveva fatto qualche anno fa con Tanto anch’io, per dire ai suoi lettori che non ci si deve vergognare di essere se stessi, limitati e fiduciosi al tempo stesso: ci sono tante cose belle da vedere e partecipare, che non si ha nemmeno il diritto di sciuparle. In primis, gli affetti familiari, poi la natura stessa che abbiamo il piacere di avere per noi – e dobbiamo custodire per non lasciarla peggio di come l’abbiamo trovata. Abbiamo sentimenti e ideali, che dobbiamo difendere perché non ce li guastino i ciarlatani della politica e dell’imbonimento massmediatico.
È un piccolo libro, Cose comuni, ricco di tenerezza materna e umana confidenza – facciamoci cullare dal suo ritmo, perché Chiara è una vecchia liceale che ricorda la poesia classica e ne sa le movenze morbide e convincenti: così potremo assaporare insieme a lei le “magnifiche cose di sempre / alla luce di questo mattino / paziente” – e il segreto è forse qui, nella pazienza che ci deve fare forti, di fronte alle cattiverie e alle debolezze, affinché, dalle parole del poeta, sappiamo scorgere “Una storia piccola piccola” e capire che è la nostra, bella per questo, da regalare a chi ci vuole bene. Senza attesa di ricompensa: l’emozione più bella è il dono che va via senza indirizzo, e ci soddisfa per aver saputo stillare gocce di esistenza in forma di parola.

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