Il poeta lo sa

Il curatore di questo libro afferma, nella “nota” di presentazione, che “nulla c’è che non provenga dalle opere di OctavioPaz”… ma, siccome si tratta di un attento collage, di un’appassionata ricostruzione biografica, gli va dato atto e tutto il merito di aver costruito una credibilissima “autobiografia” (lo dice il sottotitolo italiano) anche se è falsa. E che fa? Se non ci fosse la nota di Julio Hobart, infatti, a presentare questa lucida e dettagliata testimonianza esistenziale, che consente di percorrere – quasi mano nella mano – la vita del nobel messicano, difficilmente crederemmo che non si tratta di un’opera composta dallo stesso Paz. C’è tutto lui, c’è la sua poesia così naturale e profonda (i tanti testi riportati sono una piccola importante antologia della produzione poetica), la sua presenza nella storia del Novecento, le sue nette affermazioni di principio. Affermazioni terribili sono buttate giù quasi con nonchalance, in maniera diretta – solo apparentemente casuale (“L’adolescente si stupisce di essere”, “quel che sarò entra come un conquistatore in quel che sono stato”, “Dio è la nostra creatura”) – e dobbiamo prendere atto che per il poeta è così come dice, non altrimenti si possono giustificare le sue posizioni intellettuali, ideologiche, antropologiche, religiose perfino.

Paz

Al poeta va consentito di esprimersi liberamente e con semplicità affermare quanto semplice sia la vita che viviamo. Da questo poi consegue quanto umana sia la voce del poeta, appunto se si riconosce uomo tra gli uomini (in questo aiutato certamente dalla formazione politica, anche se pensata e personalmenteriassimilata, in modo critico e non inerte: “Il surrealismo …scioglie i lumaconi del realismo socialista”). Octavio Paz ci offre uno spaccato – per quanto periferico (ma il suo Messico diviene microcosmo di riferimento e quindi paradigma ad esempio) – assolutamente riconoscibile. Nelle pagine di Anch’io sono scrittura passano ottant’anni di storia, visti con gli occhi di un protagonista, per i mille personaggi che ha conosciuto, le mille vicende vissute intorno al mondo (Sud America e India, Parigi e la Spagna), e leggiamo con trepidazione di certi momenti difficili o sentimentali, partecipiamo alle sofferenze ed all’esaltazione, sentiamo quanta vita vera scorra nei versi che così spesso compaiono (mai a caso) a contrappuntare un episodio, a presentare un incontro, a spiegare un’idea, ad affermare un punto di vista. Perché soprattutto Octavio Paz è un poeta, e le pagine più vibranti e toccanti qui sono quelle in cui parla del fare poesia, più che dell’essere poeta. La poesia si fa giorno per giorno, costruita, magari a partire da un verso che arriva chissà come, da dentro, e chiede vita, sviluppo, compiutezza. La voce del poeta non fa che dar voce, fuori, a qualcuno che si affaccia alla luce, “un altro che non sono io”, anche se è dentro. Perciò “Anch’io sono scrittura”, la scrittura è in me. Necessaria però alla sua vita è la presenza di un ascoltatore, disposto a ricevere il dettato interiore.

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