Il poeta per la strada

per DANIELE GIANCANE – LE ARITMIE DEL CUORE

Giancane ac

Il poeta va per le strade e diventa un po’ Ipponatte e un po’ (un po’ di più) Anacreonte (specie quando si trova sotto un pergolato con gli amici e una bottiglia di vino “rosso come il sangue d’una giovenca adolescente”)… Allora, malgrado il disappunto per dover vedere quel che un uomo di buon senso, educato alla civiltà, non vorrebbe vedere, malgrado l’ambiente in cui vive sia sempre meno vivibile, non ce la fa ad arrabbiarsi davvero, il poeta-professore Giancane. Deve fare uno sforzo su se stesso, probabilmente, ma riesce a superare, con un volteggio, un motto di spirito, il momento razionale dell’analisi sociologica, cui pure è abituato.
Le aritmie del cuore sono appunto quelle provocate dagli sbalzi continui tra l’essere e il dover essere, tra il sentire e il volersi nascondere per la vergogna.

Il libro è ricco di pagine profonde, anche se paiono scritte in punta di penna, così, come su un taccuino da passeggio. Basta scegliere qualche testo rappresentativo del suo fare poesia, del suo modo (possiamo dire pedagogico?) di considerare la poesia e quindi la missione dell’essere poeta: “Il successo e la poesia” e “Riconosco il volto”, nei quali si leggono piccole verità che fanno scuola. In questo libro, in queste pagine private solo in apparenza – poiché parlano alla sensibilità comune che ci rende uomini, quando ci ricordiamo di esserlo -, ci sono gli amici di adesso (quelli di “Siamo amici”, di “Rosso come il sangue”), e gli amici ormai scomparsi ma non dimenticati (nella sezione “De profundis”). E ci sono “i cafoni” e “le donne dei cafoni”; ci sono gli incontri all’estero e i mali della società. Insomma, c’è tutto Giancane con i suoi occhi aperti (e la capacità di osservazione) e il cuore gonfio di affetti per l’umanità.

È una poesia, questa delle sue Aritmie del cuore, scevra di retorica, di sentimentalismi, di rancori: è una poesia civile e personalissima, poiché il poeta è tale – secondo Giancane (e chiunque seriamente faccia il poeta) – se appunto guarda in giro, scende in strada, vede gente e ne parla. E parla a chiunque ascolti.

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