Stelvio Di Spigno – nuova proposta in versi

Stelvio Di Spigno (e Carla Saracino): Qualcosa di inabitato, Edb Edizioni

Perseguito con intenzionale consapevolezza (non senza una piccola dose di sana autoironia, malgrado la malinconia di fondo che farebbe piuttosto gridare all’ossimoro della logica), il cosiddetto “grado zero della poesia” – che l’avvicina alla prosa, volendo appunto scendere di grado, cioè rinunciare a salire e scalare le vette impervie dell’espressione lirica (come s’era intesa) – è anche un modo, preterintenzionale e paradossalmente prematuro, di evitare il “male di vivere” (come più tardi sarebbe stato inteso).
Non tutti lo seppero, se ne resero conto, lo vollero – ma è così che un secolo fa andavano le cose della poesia (magari perché si voleva farla “onesta”, qualcuno). Oggi, un secolo dopo, dopo tanto nascondersi nelle torri o dietro barriere di oscurità, e poi dopo tanto sfoggio di bravura metrica e abilità pseudo-retorica, si torna a scrivere poesia come si parlasse ad un amico (magari quello che è dentro lo specchio), in semplicità, e in profondità. Così anche chi a lungo si è esercitato nelle forme – diciamo classiche – novecentesche, in maniera post-ermetica o comunque montaliana (si doveva, per dimostrare di essere qualcosa), capita che si ritrovi in una dimensione, ancora sofferta, ma minimalista, appunto, sfiorando il “grado zero” di quella poesia prima praticata ad altri, alti livelli. Capita, o si fa voto di rinuncia all’esperimento azzardoso per essere almeno se stesso, riconoscibile da chi ascolta.
Capita, sembra stia capitando, anche a Stelvio Di Spigno. Dopo già alcuni anni di silenzio, e in attesa di un suo libro autonomo (inteso come regesto di un periodo lavorativo da testimoniare), il quasi quarantenne autore napoletano esce con una piccola silloge (13 poesie) pubblicata per le Edb Edizioni insieme a Carla Saracino, proponendo, dice il titolo collettivo: Qualcosa di inabitato. Sarà forse il territorio della mente che si va spopolando? Sarà la vecchia “Napoli rivisitata” (“come se fossi una madonna abbandonata in una delle mille edicole di quartiere”… come pure ce ne sono a Gaeta, altro suo luogo di elezione) o altre plaghe della memoria? Forse non basta a scoprirlo il materiale a disposizione – piuttosto limitata la sua proposta – ma indicativo di un disagio consapevolmente contenuto. Uno spaesamento che si ammette, poiché lo si percepisce, al tempo stesso come una perdita, un distacco, e la ricerca, aspirazione alla possibilità di abitare, ubi consistere… Ubi bonum est, possibilmente.
Nelle sue 13 poesie, Di Spigno propone comunque un breve ma significativo itinerario che lo porta sempre più nettamente fuori dalla sua primitiva maniera di esprimersi, al recupero di una dizione chiara, diretta, in un racconto (per lo più biografico) che fluisce liberamente, fuori schema, senza rete, nemmeno la protezione esteriore che dà l’aspetto di una forma nota. Qui è lui che si comunica, lo fa in toni sommessi e quasi chiedendo scusa se gli scappa una punta di amarezza (A volte, sì, alzerebbe la voce e direbbe cose pesanti. “Non c’è nessun peccato da scontare”, è vero, ma sta all’erta, “rimboccando le coperte al domani”, cullando i suoi tempi, evitando fughe di qua e di là… per concludere: “Ma questa è solo una poesia”).
Tutti questi pochi testi hanno una loro densa e suadente sostanza, che si stende piana e decisa, e una forma che li veste morbida e pesante (quasi a proteggere e conservare, più che a porgere per comunicare), ma “Prosa della madre incantata” (con quel suo titolo chissà perché) può prendersi a modello del discorso come qui si è iniziato – a Stelvio Di Spigno, in attesa di un suo vero libro, preme forse tranquillizzare anche se stesso, insieme ai suoi critici e ai suoi lettori: sta bene, non ha smanie creative, e non vuole esporsi più del lecito (“Qualcuno dice che anche questa è vita”). Sta lavorando su se stesso, appunto, e ci darà presto altre sue (buone!) notizie.

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1 Commento

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Una risposta a “Stelvio Di Spigno – nuova proposta in versi

  1. Stelvio Di Spigno

    Un ringraziamento speciale a Giuseppe per questa nota di lettura tutt’altro che scontata, anzi, molto addentrata, centrata, quasi perfetta nel suo distacco che fa in modo che il giudizio sulle mie nuove poesie non venga ottenebrato da 20 anni di amicizia e pretica comune della nostra arte.

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