Oltre lo specchio con Giovanna Ioli

È un libro di libri, e di libri che parlano di libri; ed è uno specchio in cui si vedono specchiarsi le specchiate figure di autori lontani, o più vicini – i quali si sono guardati (più o meno volontariamente) nello specchio delle loro opere, libri nei quali hanno letto, più che scritto, la propria esperienza esistenziale, come se altri (un lettore a loro ben “semblable”) dovesse leggervi a sua volta la propria… Insomma, la professoressa Ioli prende in giro – nel senso che ci gira intorno – il canone critico secondo cui un’opera si giudica per come appare, andando invece a guardarla dal di dentro (o “dietro”, nello spazio sottilissimo e pure materico che è appunto la superficie specchiante), dove di un’opera si può cogliere lo sguardo – doppio – dell’autore/lettore di se stesso.
Così in questo avvincente viaggio Per speculum (“da Dante al Novecento”, ma non è solo moto per luogo, anche strumento personificato, qual è lo specchio, interposta persona di chi scrive) posiamo incontrare (o incontrarci nelle opere di) Dante, Foscolo, Montale e Luzi ed altri poeti e scrittori – tutti analizzati (davanti e dietro, dentro e fuori) leggendoli sulla loro spalla, cercando di vederci insieme a loro nello specchio del loro racconto. A tutto il libro Giovanna Ioli presta la sua voce incantata e incantatrice. Per noi. “Lo specchio dell’autobiografia” – il sottotitolo del capitolo dedicato a “Foscolo e Ortis” – può essere l’emblema/chiave di lettura, la più convinta e convincente, del viaggio della professoressa, poiché allude anche a Svevo, e Pirandello, al gioco di specchi presente nelle loro scritture, che si fanno (più o meno volontariamente) autobiografiche anche senza guardarsi allo specchio direttamente (“è un’autobiografia ma non è la mia”…), facendo invece degli altri uno specchio nel quale controllare la propria immagine, per come viene recepita e ricreata, centomilata, o annullata.

Ioli

Il gioioso percorso di Giovanna Ioli (è innamorata di quello che scrive qui – e questo amore vuol comunicare) dà una scossa continua al lettore attento, costretto a dar fondo a memorie e conoscenze, squadernando avanti a sé la buona volontà di chi si dispone a crescere insieme agli amici – tali sono i libri nei quali ci è consentito di scoprire chi siamo (tali sono quegli scrittori che inseguono l’uomo dentro di sé). Per speculum, per fortuna, è un libro che si può leggere da capo, non una sola volta, quindi, ma più volte o per fragmenta, qui e lì cercando pepite di salutare tesoro, l’oro dell’anima sparso a piene mani dai poeti qui presenti e presentati, invocati e mai soltanto letti ma vissuti in un racconto allo specchio, l’unico che sia possibile in poesia: quando ci vediamo vederci, quando scorgiamo di fronte – insieme a noi, con noi – chi pur sappiamo di essere e avevamo più volte rischiato di perdere, o dimenticare, evitare…
Nello specchio della poesia è la salvezza per il nostro io profondo, se sappiamo guardarci dentro. Come in questo meraviglioso libro di incontri che ci fa vivere e vivere – regalando o rubando frammenti di vita e di vite, ricomponendo frantumi, ritessendo legami, riscoprendo le linee fondanti e portanti della nostra umana – debole e consapevole – natura.

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