Archivi del mese: gennaio 2014

Un poeta per un poeta

L’amico (ormai fraterno) Athanase Vantchev de Thracy ha voluto celebrare la ricorrenza del centenario della nascita di mio padre con una poesia a lui dedicata:

PÈRE

« Le malheur de t’avoir perdu ne doit pas me faire
oublier le bonheur de t’avoir connu » (Anonyme)

Je dédie ce poème à Nicola Napolitano,
le merveilleux père de mon Ami et Poète Giuseppe

Père, j’entends tes pas
Sur les dalles aériennes de mon âme!
Tu me souris entre l’argent des feuilles
Et l’or des sèves!
Père, tu ne dis rien,
Mais ton allure inspirée par le génie
De la divine simplicité
Emplit l’air du soir
De vigueur, de grâce et de félicité!
Père, tu as été, tu es la preuve rayonnante
De la nudité transparente d’une vive
Et éternelle vérité!
Je contemple les lettres de feu
Des marronniers en automne,
La féerie élégante des épigrammes
De la neige et du givre
Sur les vitres silencieuses de janvier
Qui disent que le mystère
De la mort est la vie!
Et j’écoute, ému comme le ciel de mai,
La mélodie chaude, intime et lente des heures
Qui se mue doucement en larmes d’espoir!
Toi, père, musique de la mémoire
Qui illumine le cœur cicatrisé
Et soutient sourdement le monde!
Oui, père, tout en nous est mis
Dès le début!

ED ECCOLA NELLA MIA TRADUZIONE

PADRE

« La sfortuna di averti perduto non deve farmi dimenticare
la fortuna di averti conosciuto »

Padre sento i tuoi passi
sull’etereo lastricato del mio spirito
Tu mi sorridi fra l’argento delle foglie
e l’oro delle linfe
Padre non dici niente
ma ispirato dallo spirito divino
della semplicità
il tuo aspetto riempie l’aria della sera
di vigore di grazia di felicità
Padre sei stato e sei la prova raggiante
della nuda trasparenza
di una viva eterna verità
Osservo le lettere di fuoco
dei castagneti d’autunno
e l’elegante magia degli epigrammi
della neve e della brina
sui vetri silenziosi di gennaio
Che dicono: il mistero
della morte è la vita!
E come il cielo di maggio ascolto emozionato
la calda melodia intima e lieve delle ore
che dolcemente si muta in lacrime di speranza
Tu – padre – musica della memoria
che illumina le cicatrici del cuore
e in sordina sostiene il mondo intero!
Sì padre tutto è in noi
fin dall’inizio…

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Oltre lo specchio con Giovanna Ioli

È un libro di libri, e di libri che parlano di libri; ed è uno specchio in cui si vedono specchiarsi le specchiate figure di autori lontani, o più vicini – i quali si sono guardati (più o meno volontariamente) nello specchio delle loro opere, libri nei quali hanno letto, più che scritto, la propria esperienza esistenziale, come se altri (un lettore a loro ben “semblable”) dovesse leggervi a sua volta la propria… Insomma, la professoressa Ioli prende in giro – nel senso che ci gira intorno – il canone critico secondo cui un’opera si giudica per come appare, andando invece a guardarla dal di dentro (o “dietro”, nello spazio sottilissimo e pure materico che è appunto la superficie specchiante), dove di un’opera si può cogliere lo sguardo – doppio – dell’autore/lettore di se stesso.
Così in questo avvincente viaggio Per speculum (“da Dante al Novecento”, ma non è solo moto per luogo, anche strumento personificato, qual è lo specchio, interposta persona di chi scrive) posiamo incontrare (o incontrarci nelle opere di) Dante, Foscolo, Montale e Luzi ed altri poeti e scrittori – tutti analizzati (davanti e dietro, dentro e fuori) leggendoli sulla loro spalla, cercando di vederci insieme a loro nello specchio del loro racconto. A tutto il libro Giovanna Ioli presta la sua voce incantata e incantatrice. Per noi. “Lo specchio dell’autobiografia” – il sottotitolo del capitolo dedicato a “Foscolo e Ortis” – può essere l’emblema/chiave di lettura, la più convinta e convincente, del viaggio della professoressa, poiché allude anche a Svevo, e Pirandello, al gioco di specchi presente nelle loro scritture, che si fanno (più o meno volontariamente) autobiografiche anche senza guardarsi allo specchio direttamente (“è un’autobiografia ma non è la mia”…), facendo invece degli altri uno specchio nel quale controllare la propria immagine, per come viene recepita e ricreata, centomilata, o annullata.

Ioli

Il gioioso percorso di Giovanna Ioli (è innamorata di quello che scrive qui – e questo amore vuol comunicare) dà una scossa continua al lettore attento, costretto a dar fondo a memorie e conoscenze, squadernando avanti a sé la buona volontà di chi si dispone a crescere insieme agli amici – tali sono i libri nei quali ci è consentito di scoprire chi siamo (tali sono quegli scrittori che inseguono l’uomo dentro di sé). Per speculum, per fortuna, è un libro che si può leggere da capo, non una sola volta, quindi, ma più volte o per fragmenta, qui e lì cercando pepite di salutare tesoro, l’oro dell’anima sparso a piene mani dai poeti qui presenti e presentati, invocati e mai soltanto letti ma vissuti in un racconto allo specchio, l’unico che sia possibile in poesia: quando ci vediamo vederci, quando scorgiamo di fronte – insieme a noi, con noi – chi pur sappiamo di essere e avevamo più volte rischiato di perdere, o dimenticare, evitare…
Nello specchio della poesia è la salvezza per il nostro io profondo, se sappiamo guardarci dentro. Come in questo meraviglioso libro di incontri che ci fa vivere e vivere – regalando o rubando frammenti di vita e di vite, ricomponendo frantumi, ritessendo legami, riscoprendo le linee fondanti e portanti della nostra umana – debole e consapevole – natura.

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