Archivi del mese: agosto 2013

Guardarsi allo specchio in un “battito” d’ali

Zeppetella b

Il significato di Battiti d’ali, silloge con la quale Gianluigi Zeppetella festeggia dieci anni di attività (due libri con l’editore Guida, uno nella collana “la stanza del poeta”, due con l’editore Caramanica), è nella chiusa della nota di lettura firmata da Alessandra Dionisio: “Questa raccolta di poesie è la raccolta di una vita, quella dell’autore, ma in fondo, anche la nostra”. In questo libro c’è la vita che ci invita ad essere vissuta, la vita di un uomo come noi, con le sue storie e i suoi sentimenti – comuni e per questo leggibili; niente di eccezionale, che non possa capitare normalmente. Il poeta è capace di farci credere a mille storie dicendo mille bugie, eppure in modo così convincente che sembra vero – perché sembra che potrebbe succedere anche a noi, ecco il trucco. “Il sordo dolore del mio corpo in lotta con l’anima ferita” (come si legge in “Desperate blues”) è il mio dolore, lo conosco bene, so che potrebbe ancora colpirmi, mordermi, spossarmi; ma nella poesia di Zeppetella è raccontato come fosse suo, ed è suo, infatti, e al tempo stesso di tutti coloro che, leggendo, lo avvertono come proprio. Per questo non c’è bisogno che sia “vero” quel che dice il poeta – piuttosto deve sembrare una verità nostra, del lettore, cioè. Come non è da credere alla malinconia di affermazioni di un vittimismo che si direbbe didascalico (“mi ascolti mentre parlo e mi ascolto”) e che farebbero pensare ad una “inconsolabile” condizione di solitudine (“e resto solo dentro, quasi sempre”). E vanno lette invece come esortazioni a non compiere l’errore di fidarsi troppo, né del prossimo, né di se stessi, quando ci si dà (come in un “piccolissimo specchio che, pure, riflette l’Assoluto”) come piccole schegge di una grande verità che ciascuno cercherà di riconoscere. Vero è che “nel mare di parole della mia vita” si rischia di perdere il momento che fugge: a volte i poeti parlano troppo, e vivono male, ansiosi come sono di esperienze e modelli esistenziali che magari siano d’esempio a chi cerca e non trova. Zeppetella onestamente si mette in gioco, come sempre nella sua poesia – è auspicabile che trovi compagni pronti a farlo.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Cominale pesa il cuore in poesia

Pasquale Cominale, La pesa del cuore (poesie 1970-2012), ilmiolibro.it

Anniversari importanti quasi impongono un momento di riflessione – insieme alla gioia di poterli festeggiare. Pasquale Cominale sta per compiere 60 anni, e intanto celebra i 40 dalla prima pubblicazione di poesie. Lo fa raccogliendo in volume tutta la sua produzione poetica, opportunamente rivista e sistemata. Dato il genere di pubblicazione dichiaratamente (auto)celebrativa, conviene dar conto dell’intero contenuto di questo libro, che fin dal titolo fa i conti con il privato e lo mette sulla bilancia dell’attenzione pubblica. La pesa del cuore (poesie 1970-2012, recita il sottotitolo) intende proporsi come summa di un lavoro nel campo della poesia che si è finora sviluppato attraverso piccole (e rare) pubblicazioni accompagnate da una sommersa ma continua attività occasionale (solo in parte edita). Pasquale Cominale ripresenta dunque, “con alcuni ritocchi”, Cristalli, Il ritorno, Fuochi di marzo, Un filo di parole, i suoi libri, insieme ad una vasta scelta di inediti, con l’augurio “che bastino” (dice l’autore stesso che ha curato il ponderoso volume) a soddisfare un benevolo lettore. Ma sessant’anni non sono ancora il momento del redde rationem, per quanto lecito sia il rendiconto provvisorio che mette ordine fra le “nugae di più di quarant’anni”… Che poi nugae non sono, poiché anzi i testi di Pasquale Cominale hanno spesso misure insolite, da poemetto o polittico.

Cominale p

La compattezza del volume unico (impreziosito per l’occasione anche da una ricca selezione di fotografie) consente di condividere con il poeta la soddisfazione per questa sua “testimonianza”: il prodotto letterario di una lunga fedeltà alla parola scritta qui trova spazio e giustificazione. Chi conosceva l’autore ha modo di ripercorrere, depurata, la strada compiuta e posseduta, ormai, da esperto conoscitore dei mezzi adoperati. Chi non ha avuto modo di frequentarlo, scopre d’un tratto la sua convincente parabola creativa, proprio perché La pesa del cuore permette di pesare tutta insieme la mole (agile, elegante) del fare poetico di un autore che della misura ha fatto il suo credo.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Bussi e “I picari di Maffeo”

Pregevole sintesi critica (nonché bibliografica) e antologica, questo volumetto curato da Raffaele Bussi si propone come (necessario) punto fermo sulla produzione in prosa di Pasquale Maffeo. I picari di Maffeo vuole infatti essere insieme analisi e stimolo, soprattutto invito a (ri)leggere e ripensare gli scritti vari (narrativa di ampio e medio respiro, saggistica e biografia) che Maffeo – ormai prossimo agli ottanta – ha prodotto nell’arco di quasi mezzo secolo. Bussi accompagna questa lunga e provvida avventura dello scrivere prendendo per mano il lettore, passando rapidamente in rassegna le varie opere; mai però superficialmente, sempre con accurate osservazioni, confronti intertestuali, ampie citazioni e puntuali divagazioni storico-letterarie.

Bussi

Tanto per gradire, il capitolo introduttivo, “La Republique mondiale des lettres”, è un quadro di complessa ricchezza d’informazione, un’intensa riflessione sul “compito dello scrittore oggi“. Le “debordanti euforie inventive” dell’autore campano vengono filtrate in un crivello altrettanto elegante, essendo Bussi chiaramente affascinato (più che convinto) dallo stile di Maffeo, dalle sue preziose, ardue arrampicate linguistiche e lessicali, dal suo procedere arguto e sentenzioso. Il capitolo conclusivo di questo imperdibile saggio di Bussi è un omaggio, indovinato e motivato, al Maffeo “surreale” – tema centrale peraltro nella narrativa dell’autore di Prete Salvatico, L’angelo bizantino, Il Mercuriale. I personaggi più riusciti di questi romanzi (come pure molti loro fratelli di altre prove narrative) hanno certo caratteri “soprannaturali”, ma pure ci legano – noi di qui – ad una realtà altra che forse ci piacerebbe vivere. Ma sono rappresentanti di una realtà terra terra che ben conosciamo, combattuti sempre da fame e bisogno, spesso da uno slancio di carità che li solleva un po’ ma subito inesorabilmente ripresi nel vortice dell’esistenza. I picari di Maffeo prende il titolo dalla felice somiglianza che Bussi trova (e giustifica in un capitolo chiave del suo libro: “Nipoti di Pulcinella picari della modernità”) fra i protagonisti dei romanzi di Maffeo (ma pure dei racconti: Lunario dei lazzari) e l’immortale Lazarillo de Tormes. “Maffeo scrittore contemporaneo ed universale?”: si chiede – compiaciuto almeno in questo pizzico di retorica – Raffaele Bussi all’inizio del suo percorso critico, e le risposte le ha, le da, poiché Maffeo è un figlio del suo tempo che parla al tempo.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized