Archivi del mese: luglio 2013

Angela Giannelli sulla via della seta appaga la sete

LA VIA DELLA SETE/A (Giuliano Ladolfi Editore)

Giannelli II

Troppo innamorata delle parole e del gioco poliforme e polivalente che permettono di giocare (“siamo Parola e la sua emozione”), c’era da aspettarselo che Angela Giannelli continuasse a scrivere raccontando il suo viaggio lungo “La via della sete/a”. Perché questa “parte II” – continuando ad oscillare fra private emozioni ed ampie escursioni nel mito nella storia nella letteratura… – è il naturale sviluppo del libro apparso tre anni fa, con lo stesso titolo. Ma è pure un nuovo modo di approfondire quel gioco, di usarlo per soddisfare una sete dichiarata, e di vestirsene come di seta frusciante per ascoltarne la morbida musica. La musica delle parole che dissetano l’anima del poeta. Connubio (che pare più volte sfiorare e toccare l’ossimoro esistenziale) tra mente pensante, razionalità, devozione alla scienza e cuore, sogno, fantasia, appagamento spirituale: questa nuova (e chissà se ultima) puntata del viaggio di Angela Giannelli lascia comunque col fiato sospeso. Si deve faticare per (in)seguire l’autrice lungo il suo cammino impervio e appassionato, sui saliscendi delle memorie e dei sensi. È lei stessa a dichiarare che “a pensarci bene, il tutto è stato scritto, forse, unicamente per concedermi la bellezza inestimabile di usare parole”. Ma usare parole per lei è viverle e vivere e far vivere. È una prova d’amore, questo libro, voluto come tale a testimonianza e dichiarazione d’intenti. Perché solo chi ama trova le parole giuste, e soltanto chi sa usare le parole nella giusta maniera è capace di farsi ascoltare. Ecco perché qui anche l’eros, prima di farsi “logos”, dev’essere “epos”: è dal racconto (vissuto come prova d’amore) che scaturisce il discorso in quanto storia e via per l’amore. Chi legge, capirà. Perché la lingua qui si compiace di suoni e sonorità che si fanno tessuto espressivo inseguendo e svolgendo un interiore pentagramma, sul quale è scritta la vita. E perché infine, “se davvero non esiste ciò che io non scrivo” (ed è una grande lezione, questa), è vero che “le mie poesie sono stampate irreversibilmente” nel mio cuore: parola di poeta.

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Esercizi di scrittura per Ambra Simeone

Come John Fante… prima di addormentarmi

Simeone

Ventidue racconti lunghi appena 4-5 pagine non fanno respirare, non danno il tempo di abituarsi alla storia – e già la storia non c’è più… Così Ambra Simeone costruisce una specie di puzzle ordinato di pannelli narrativi che si susseguono e a volte perfino si incastrano, tale è la (voluta o necessaria?) omogeneità che li lega e ne caratterizza il tono. Senza dar molto peso alla evidente vena autobiografica – forse, almeno in parte, anch’essa strumentale e probabilmente costruita su misura…
Come John Fante… prima di addormentarmi è in realtà una vasta (e convincente) prova d’artista: l’autrice aveva esordito giovanissima come poetessa, e ha superato diverse prove (intanto fa pure l’editrice e la promotrice di attività culturali), prima di approdare alla prosa, alla narrativa breve (di ascendenze certo ben riconoscibili, ma altrettanto bene assimilate). Qui Ambra Simeone mette alla prova la sua volontà di scrittura in cerca di maturità – e per una scrittrice di appena trent’anni è già una scommessa vinta.
I personaggi di questi frammenti lirici in prosa (se è lecito considerarli in questa veste, per il taglio minimalista dato alla pagina) hanno tutti un problema di fondo: credere in se stessi e apparire come sono, darsi e prendersi un posto nel mondo, trovare compagni al duolo – poiché è difficile oggi avere normali rapporti e ancor più sapere dov’è finita la normalità. La scrittura scattosa e diretta che la giovane autrice di Come John Fante… padroneggia con scaltrezza è il brodo ideale in cui essi trovano alimento esistenziale e – in fondo – la stessa loro ragione di essere.
E Bukowski (Charles, ovviamente, evocato civettuolamente nel titolo di uno dei racconti) non è vero che non avrebbe apprezzato.

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