NON SONO FAVOLE! e non da leggere solo in Turchia…

Nazim Hikmet, Il nuvolo innamorato, Mondadori

Hikmet

Andrebbe letto nelle scuole, non solo in Turchia, ma adesso più che mai in Turchia, per dare ai giovani un senso per la loro vita in pericolo. Per fortuna i libri (quelli buoni) non hanno data di scadenza, e vale la pena di parlare di questo “Nuvolo innamorato“, di qualche anno fa, che Hikmet – molto più famoso come poeta, e poeta d’amore – ha scritto proprio con finalità pedagogiche, perché gli adolescenti (ma non loro soltanto) riflettessero sul messaggio di fiducia e libertà contenuto nella gran parte delle fiabe. “Cura l’educazione dei bambini perché trovino con coscienza un posto nella società”: questa la sua lezione, ahimè sempre attuale, e non solo in Turchia. Hikmet sostiene l’universalità della fiaba e propone una scelta rilettura di fiabe popolari raccolte da un grande etnologo, Boratov. Malgrado la diversità culturale che è al fondo delle sue tradizioni popolari, ciascun popolo può riconoscersi nelle tradizioni altrui. Il carattere dei personaggi di fiaba, le vicende esemplari che li fanno crescere, scontrandosi con avversità formative, iniziatiche a volte, si fondano in analoghe esigenze di insegnamento morale. Anche nelle fiabe “italiane” (raccolte ad esempio da Calvino) abbiamo personaggi che somigliano ai principi e poveri di Boratov/Hikmet, al loro strampalato e fortunato Testapelata. È improbabile che si trovi un orco pronto ad insegnarci il gioco “diriffa diraffa”, ma la fiaba invita a credere che un pizzico di fortuna arriva a chiunque osi credere un po’ più in se stesso. “Chi ha fede, arriva…” sentenzia Hikmet nel primo “Racconto a mio figlio”, ed è commovente pensare che questo libro di fiabe sia stato scritto da un padre che troppo poco ha visto suo figlio (il poeta passò molti anni in carcere per la sua opposizione al regime turco, e molto a lungo visse in Russia). Il nuvolo innamorato e altre fiabe è uscito in edizione Mondadori a cura di Giampiero Bellingeri, che si commuove anche lui scrivendo una postfazione articolata e appassionata, densa di riferimenti bibliografici e di profonda umanità.

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