La poesia di una foto – quando la fotografia è poesia

Un libro di Michel Cassir con Houda Kassatly

Cassir
È proprio vero che l’uomo – quando ci si mette di buzzo buono – è capace di sorprendenti risultati in ogni campo… anche nel distruggere le sue stesse creature, non casualmente ma scientificamente, consapevolmente, non vittima di un raptus incontrollabile (magari perché ha deciso che un quartiere storico di Beyrouth debba essere demolito per far posto a nuovi edifici di edilizia residenziale). Così questo libro è straordinario nel raccontare, con immagini e parole, quanto stupido sappia essere l’uomo che distrugge una città, la sua città, che è la sua storia. “È un libro – scrive Michel Cassir nella sua prefazione – che ci ferisce ma nello stesso tempo affascina… È una storia d’amore, di dignità”. D’altra parte, è col passato che bisogna fare i conti, è il passato che nutre il futuro (e la fotografia “permette di ricostruire il sogno, arma del futuro”). È Beyrouth la protagonista, in un “clair de ruine” che nel sottotiolo allude forse a un romantica musica di sottofondo, alla morbida atmosfera che nelle foto (splendide, vive, di Houda Kassatly) spesso si coglie, malgrado il degrado. Nonostante la distruzione in corso… Qui assistiamo a un “ballo di fantasmi” – e in sottofondo come musica andrebbe meglio una “danza degli spettri”.
È un libro, letto nei versi e nelle riflessioni di Michel Cassir, che deve farci riflettere, deve indurci a considerare che fatti non fummo, eccetera – e invece è lì che andiamo a finire, alla brutalità, alla cieca violenza che strazia. Sfogliando e sfogliando queste pagine, non possiamo evitare di sfogliarle ancora: il magnetismo della luce, dei colori, delle superfici, dei vuoti è stupefacente – un vortice di sensazioni scaturisce dalla incredibile variazione sul tema: disfacimento (ma statico, fermato nel tempo dall’obiettivo e consegnato al nostro sguardo – fissato pure nelle parole che a loro volta leggono e fanno leggere). Si aggiunge la spesso lancinante, sempre pungente forza delle parole che accompagnano le foto, a volte ironica, a volte paradossalmente icastica: è l’ossimoro della sinestesia. I sensi che si scontrano e non vorrebbero.

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