La pietà dello sguardo – il congedo di Roberto Tortora

Bisogna piangere la perdita di uno scrittore come Roberto Tortora, che aveva appena festeggiato i cinquant’anni col suo primo romanzo, Tutta la luce del giorno, poiché la prematura scomparsa ci priverà del bene di leggerlo ancora. Tortora aveva già pubblicato un libro di racconti, Quattro quadri per una spiaggia d’inverno (Manni, 2009), accolto con molto favore, e un altro racconto in un’antologia, ma Tutta la luce del giorno è un’opera significativa, lavoro di consapevole maturità. L’autore di un romanzo simile, corposo ma non pesante, fluido pur nella complessità dell’intreccio, dimostra sicura competenza dei mezzi espressivi, elegante capacità di eloquio, curato nei dettagli linguistici. Tortora è peraltro abilissimo nel gioco ad incastro in cui si sviluppano le vicende narrate – discesa all’inferno con salvezza finale per una famiglia della classe media (mamma commerciante, papà professore, anzi “ricercatore” universitario, figli maschio e femmina, studenti con profonde crisi di crescita, fisiche e sentimentali, e contorno di cattive frequentazioni – questo in effetti vale anche per i genitori, comprese le crisi di identità).

Tortora

Tutto si svolge in un contesto – piccola città del basso Lazio dove ognuno sa di ognuno e nessuna ha visto niente, con gravi infiltrazioni malavitose – analizzato attraverso le sensazioni e le reazioni dei personaggi, i principali e quelli di contorno a far da coro non casuale. La conoscenza del mondo giovanile e la finissima indagine psicologica (Tortora era docente di scuola superiore) si accompagnano ad un’attenta lettura ambientale, per costruire un romanzo che sembra piuttosto una relazione giornalistica, e certo è un credibilissimo spaccato sociale, nel quale si fatica a non riconoscere che le “rielaborazioni letterarie” – nonostante la dichiarazione di rito – tanto somigliano alla realtà. “Tutta la luce del giorno”, quando si comincia a sbagliare strada, non basta a far chiarezza nella notte che si affronta – più o meno consapevolmente – se non si decide, in uno scatto di recuperata responsabilità, di riprendersi in mano le redini della propria esistenza.

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1 Commento

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Una risposta a “La pietà dello sguardo – il congedo di Roberto Tortora

  1. ciao Roberto, resti un poco qui attraverso i tuoi libri

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