UNA CONFESSIONE ALLA VITA

A quindici anni dalla sua prima pubblicazione in italiano (Croce di carne, che fin dal titolo si presentava come un manifesto di passione e testimonianza), Visar Zhiti il poeta albanese ritorna con una nuova importante raccolta di poesie – sempre tradotta da Elio Miracco per le edizioni Diana: Confessione senza altari. Anche questo libro, fin dal titolo, è una denuncia più che una “confessione”, è un grido di dolore fatto parola perché rimanga non soltanto inciso nel cuore di chi l’ha provato ma possa imprimersi almeno nella mente di chi lo ascolta (di chi lo legge in queste pagine fitte di parole laceranti). Visar Zhiti – figlio di Hekuran, artista anch’egli perseguitato – è stato in carcere otto anni per “propaganda e agitazione contro lo stato” (che nemmeno merita la maiuscola), al tempo del regime comunista nell’Albania, dal 1979 al 1987.
In questa sua confessione (“senza altari” perché fatta da uomo a uomo) troviamo – inevitabile incancellabile – l’eco delle terribili esperienze vissute dall’uomo Visar, che il poeta ha cercato di esaltare in poesia a monito per l’uomo che verrà – con l’esplicito augurio che non si abbiano più a subire quelle pene. Il dettato lirico si trasforma così in un vademecum etico, in una sorta di viatico per anime buone alle quali si chiede un momento di riflessione, perché si riconoscano “uomini”. Semplicemente uomini tra uomini, cosa che a lungo è stata dimenticata nella patria che smarrì la via della comunione.
Il poeta non cerca vendette, non si lamenta nemmeno, piuttosto lucidamente racconta e squaderna i ricordi (“Anche l’anima si è fatta fango. Ma ancora reggo sul dorso il morto me stesso, che amo come l’amore, come l’odio amo”), poiché – come scrive Ruggiero nella sua nota di lettura – “Non è la sua poesia uno scontro tra un regime tiranno e il poeta. È qualcosa di più terribile: è l’uomo contro l’uomo”. Pertanto, in un momento di intimità – uno dei rari momenti sereni del libro – Visar sottolinea (ricordando Madre Teresa) che “con un sorriso si guarisce lo spirito dell’uomo” – un sorriso d’amore che rimanda “a ieri la paura, la solitudine” donando nuova speranza nella vita.

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