Archivi del mese: gennaio 2013

UNA CONFESSIONE ALLA VITA

A quindici anni dalla sua prima pubblicazione in italiano (Croce di carne, che fin dal titolo si presentava come un manifesto di passione e testimonianza), Visar Zhiti il poeta albanese ritorna con una nuova importante raccolta di poesie – sempre tradotta da Elio Miracco per le edizioni Diana: Confessione senza altari. Anche questo libro, fin dal titolo, è una denuncia più che una “confessione”, è un grido di dolore fatto parola perché rimanga non soltanto inciso nel cuore di chi l’ha provato ma possa imprimersi almeno nella mente di chi lo ascolta (di chi lo legge in queste pagine fitte di parole laceranti). Visar Zhiti – figlio di Hekuran, artista anch’egli perseguitato – è stato in carcere otto anni per “propaganda e agitazione contro lo stato” (che nemmeno merita la maiuscola), al tempo del regime comunista nell’Albania, dal 1979 al 1987.
In questa sua confessione (“senza altari” perché fatta da uomo a uomo) troviamo – inevitabile incancellabile – l’eco delle terribili esperienze vissute dall’uomo Visar, che il poeta ha cercato di esaltare in poesia a monito per l’uomo che verrà – con l’esplicito augurio che non si abbiano più a subire quelle pene. Il dettato lirico si trasforma così in un vademecum etico, in una sorta di viatico per anime buone alle quali si chiede un momento di riflessione, perché si riconoscano “uomini”. Semplicemente uomini tra uomini, cosa che a lungo è stata dimenticata nella patria che smarrì la via della comunione.
Il poeta non cerca vendette, non si lamenta nemmeno, piuttosto lucidamente racconta e squaderna i ricordi (“Anche l’anima si è fatta fango. Ma ancora reggo sul dorso il morto me stesso, che amo come l’amore, come l’odio amo”), poiché – come scrive Ruggiero nella sua nota di lettura – “Non è la sua poesia uno scontro tra un regime tiranno e il poeta. È qualcosa di più terribile: è l’uomo contro l’uomo”. Pertanto, in un momento di intimità – uno dei rari momenti sereni del libro – Visar sottolinea (ricordando Madre Teresa) che “con un sorriso si guarisce lo spirito dell’uomo” – un sorriso d’amore che rimanda “a ieri la paura, la solitudine” donando nuova speranza nella vita.

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MEXHID MEHMETI – poeta kosovaro

Incontrato diverse volte in terra balcanica (Tetovo, Sarajevo, Sarande): Mexhid Mehmeti da Prishtina (Kosovo) è un poeta interessante – prossimamente un suo piccolo libro in italiano 

 Mexhid Mehmeti

PARADOKSALE

Mbështet Ballin në xhamin e ftohtë
Ngul sytë në Peizazhin përtej rrugës
Veprime të rastësishme që ia pushojnë
Dhembjet kronike të Kokës

Mbështet edhe shuplakat në atë akull
Nga larg heton erësirën e (pa)prekur
Dhëmbin e qenit të Çartur
Ndien Sirenat e Ndihmave të Shpejta
Fërshëllimën e stuhishme të Erës
Krismat e Pushkëve Rrufeve… Hej
Sa i madh që është Kundruall asaj Pamje
Me shuplakë mbulon një rrugë të tërë

Dhjetëra shtëpi Plepat Horizontin
Sa i fortë Karshi Armiqëve të përbetuar
Ngjarjeve që ndodhin Jashtë
Po sa i Vogël sa i Dobët medet
Karshi Brendisë së Vet
Me Rrahazemër zogu të (Pa)Mbrojtur

PARADOSSALE

Appoggia la fronte nel freddo vetro
Fissando gli occhi nel paesaggio oltre la strada
Operazioni occasionali che fanno fermare
I suoi cronici mal di testa

Appoggia anche le palme della mano in quel gelo
Da lontano sente l’intoccabile buio
Il dente del cane Rabbioso
Sente le sirene delle autoambulanze
Il suono del vento che fischia furioso
E colpi di fucili e dei fulmini… heej
Che grande che è di fronte a quell’immagine
Coprendo un’intera strada col palmo della mano

Decine di case, pioppi, l’orizzonte
Che forte di fronte ai nemici giurati
Dinanzi ai movimenti che succedono fuori
Ma quanto piccolo e quanto debole purtroppo
Il suo essere interiore
Con il batticuore di uccello indifeso

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“Oboe per flauto traverso” di Carmen Moscariello

Ovvero: “partitura per due cuori solisti

Moscar

Non è soltanto il sentito omaggio dell’allievo al maestro (che poi d’altronde Ugo Piscopo non lo è – tanto difficile sarebbe per un allievo seguirne le continue evoluzioni e peripezie linguistiche nel registro poetico, a limitarsi alla poesia; ma in lui convive sempre l’artista con lo studioso, il poeta e il critico, altrettanto eclettico: di tutto ciò è intriso il piccolo libro che Carmen Moscariello gli ha dedicato, attenta a coglierne per excerpta le portanti linee di un disegno intricato e intrigante). Oboe per flauto traverso è – fin dal titolo che ammicca a insolite partiture – qualcosa in più (e diverso) rispetto all’omaggio dell’allievo: è una dichiarazione d’amore resa pubblica in parola (“Parole per Ugo Piscopo” è il sottotitolo) che esprime lo spirito dell’autrice, anche lei eclettica nel campo letterario e qui dichiaratamente affascinata dalla scrittura polisemica del “maestro”. Un piccolo libro ma comunque un grande regalo, anche per uno scrittore come Piscopo di cui la critica a lungo si è occupata, autore com’è di una vasta opera privata e pubblica.
È un vero regalo, questa “partitura” incompleta ma accorata di Carmen Moscariello, che magari si augura altre pagine sullo spartito – e sarebbe meritata e meritoria testimonianza di corrispondenze elettive. Si avverte la partecipazione intima al lavoro compiuto, la spinta di un’intesa irrefrenabile, riconosciuta e comunicata. Lo stile del saggio è insolito, spesso magmatico nell’esporre sensazioni e suggestioni di lettura, più che proposte di analisi; ma l’occhio è sempre abile nel cogliere i dettagli e le sfumature di un ordito musicale e di una trama espressiva. È un lavoro, questo piccolo libro, che consente di fare il punto sulla produzione di Ugo Piscopo (anche attraverso la fitta nota bibliografica che lo conclude): vi sono presentati solo alcuni dei molti libri pubblicati dal poliedrico autore irpino (conterraneo della Moscariello, ed è una consonanza non casuale, la loro): bastano tuttavia le poche schede, precedute da un’ampia introduzione e da uno “scherzo” critico (un minisaggio che dà il titolo all’intero volumetto). Tanta e tale è la sostanza umana che emerge dal laborioso impegno dell’autrice, che il suo Oboe per flauto traverso si propone, si impone come un vademecum di assoluta fiducia per chi voglia incontrare Ugo Piscopo e la sua opera poetica.

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CERCANDO UNA POESIA… edizione 2012: i vincitori

Decisione della Giuria „SEEKING FOR A POEM 2012“ bandito da “DIOGEN magazine” in collaborazione con “la stanza del poeta

Tra 102 poeti di 37 Paesi, la Giuria della seconda edizione del Concorso „SEEKING FOR A POEM“ (Giuseppe Napolitano, Italia, e Sabahudin Hadžialić, Bosnia-Herzegovina) ha deciso all’unanimità come segue:

 

VINCITORE DEL PRIMO PREMIO:

Krystyna Lenkowska, Rzeszów, Polonia

“The Eye of John Keats in Rome”

For hours it stands in the window
once in a while it throws itself onto the Spanish Steps
or into the Tiber

if onto the steps
it bursts and then returns intact
like a gel medusa to the dark-skinned palm of a street vendor

if into the water
it swims and then flies to dry its wings
it sweeps the Hadrian arches of the bridges
the sky of the Vatican domes
the horizons’ caravans of stone pines

in the evening it orders the same wine
in the same bar
at last it returns to the window and writes on the pane with its finger

the crowds on the steps won’t let it sleep
it doesn’t know what to do next
so it starts all over

from the pupil
from the core

 

SECONDO PREMIO

Giorgio Bolla, Padova, Italia

“Climbs”

Falls of the moon
dry up your eyes
when I hazard journeys
gliding over sweet
climbs.

I am afraid more than
You do,
after all,
I claim the sense
of the world and
I cross hidden thresholds
but You secure your
need for me
in ardent suns
of benches
attached to expected
climbs.

 

TERZO PREMIO

Jeton Kelmendi, Bruxelles, Belgio

“Under the shade of memory”

I told you something forgotten
The things that you will not remember even tomorrow

Forgiveness is always much more ancient
When silence is traveling

At the oak dried from the sun
I am awaiting you
In the same line with the verse
Hung in the abyss of the mountain
There I await only love
And I sat to relax
I tried to
Exhaust the autumn or to dream the light
Only to say a word

 

CONGRATULAZIONI A TUTTI!

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