POESIA e FILOSOFIA – difficile ma.. Francesco P. Tanzj e il suo “OCEANO INGORDO”

È autore di poche pubblicazioni, Tanzj, nemmeno una decina, forse perché ha preferito impegnarsi di più nell’attività di promozione culturale. Ora la sua produzione poetica confluisce in un volume che è quasi un cofanetto-regalo… Siamo infatti di fronte a un libro che sono tre libri; per meglio dire: tre prodotti distinti riuniti in un’unica confezione. Questo oceano ingordo dei pensieri di Francesco Paolo Tanzj è composto dalla sua “antologia” poetica – che è già un libro di un centinaio di pagine – pressoché integrale (“raccolta antologica 1977/2008”, dice infatti il sottotitolo); poi c’è il saggio critico di Giulio de Jorio Frisari (e chiamarlo “postfazione” – per giunta con quella impressionante postilla bibliografica! – è quasi una battuta di spirito): un altro centinaio abbondante di pagine… Infine, allegato e inseparabile supplemento, un dvd, “Ad alta voce”, nel quale si vede e ovviamente si ascolta l’autore leggere le sue poesie in un contesto multimediale.
Insomma, in tempi di crisi e di scarse vendite, chissà che offrire un prodotto simile, tre in uno, ad un prezzo francamente accessibile, non sia una vera operazione politica. Nel senso più alto del termine; come sempre, visto che parliamo di Francesco Paolo Tanzj, un autore, un intellettuale, un uomo che ha sempre fatto apertamente la sua professione di fede. Prima di pensare ai poeti extravaganti e alle poesie del vino, ha organizzato per diversi anni importanti e seguitissimi incontri di poesia internazionale ad Agnone, ospitando nomi di rilievo nel panorama del tempo. Anche come docente, ha sempre avuto le idee chiare su come impostare i rapporti scolastici e ne ha dato prova letteraria, qualche anno fa, in un’alta e convincente prova di narratore, pubblicando un piccolo romanzo che merita ancora di essere letto, “Un paradiso triste”, storia vera a tre voci che rende conto di quanto bello e malinconico sia vivere in un ambiente che si ama eppure non dà molte soddisfazioni.


Francesco Tanzj è poeta di occasioni. Lo dice anche lui, scrivendolo come sottotitolo (“Poesia d’occasione”) dell’Ode al mare e ai poeti vaganti (scritta fra Agnone e le Tremiti in occasione del primo viaggio della “nave dei poeti”, nel 2006 – ed è l’ultima poesia inserita in questa raccolta). È poeta di occasioni, di grandi occasioni che lo convincano della necessità di raccontarle, di confessarle, di gridarle ad alta voce a qualcuno che possa, voglia, sappia ascoltare e partecipare. Ecco perciò comparire “Bye bye Allen”, “Genova 2001”, e chiedersi, nel “Resoconto” del 2008 (forse l’ultimo testo scritto in poesia da Francesco): “La bellezza: potrà salvarci una volta ancora? Forse, ma la gente, per lo più non ha molto tempo per scrivere poesie”… Ecco perché bisogna alzare la voce.
“Ad alta voce” si intitola infatti il dvd che contiene “poesia, musica ed altro”: è così che Francesco scrive, quando la parola lo raggiunge e chiede con forza di essere comunicata. È così che la sua poesia si esprime, alta nei toni, decisa nelle espressioni. Non è intimista, non è colloquiale, ma cerca ascoltatori che abbiano orecchie per intendere… Ai quali parlare anche d’amore, e di fantasie perdute, ma non in cerca di consolazione, piuttosto in una dialettica intesa che faccia scaturire una volontà nuova di andare avanti, magari dopo il meritato riposo, ogni tanto, dopo uno sforzo prolungato, quando ci si vorrebbe concedere al sonno (“I’m only sleeping”, e lo scriveva vent’anni fa!), e “dormire superando d’un balzo giorni e stagioni / per quest’opaca cerebrale ossessione d’esser solo / sognando sensazioni antiche”…
È sorprendente, visto che dura da quarant’anni, la sostanziale omogeneità espressiva (che è sintesi di sentimento e tecnica) – o bisogna pensare che da questa raccolta siano state espunte le poesie diverse, non rispondenti cioè al canone interiore cui l’autore si è votato e cui rimane fedele. Ma è da pensare, invece, che Francesco Paolo sia proprio quello che era, un convinto pensatore che scrive in versi, una specie di filosofo poetante (non è stato definito così anche Leopardi?). Ciò non è detto per sminuire il valore della sua poesia, per togliere slancio al lirismo che pure in certi momenti connota il suo dirsi e lo spinge a vestirsi di forme più elevate, rarefatte. Prevale comunque la scrittura densa, la struttura vasta, la versificazione a strati, l’esposizione articolata e sinuosa che si fa spesso assertiva più che propositiva, tipica del temperamento, dell’intento pedagogico al quale l’autore sembra non sappia rinunciare, non vuole, non può.

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