LA LIBERTA’ DELLE FOGLIE MORTE Un romanzo di Elide Ceragioli

Ed è un peccato che finisca, questo romanzo… si rimane male perché la storia è così ricca di eventi e colpi di scena, di personaggi con le loro avventure e disavventure… ma in effetti le quasi trecento pagine soddisfano l’attenzione che richiedono. Con lo scorrere delle pagine, il succedersi dei capitoli, i personaggi si affastellano, si intrecciano le loro storie (più o meno casualmente: è grande l’abilità registica dell’autrice) e siamo presi e incuriositi – ben sapendo quali pieghe abbia preso la Storia (quella con la s maiuscola) – per vedere dove va a finire, come si esca dal turbine di emozioni che si avverte montare e condizionare anche l’animo del lettore.
La tenerezza degli ambienti familiari, la morbida sensualità dell’adolescenza che si apre alla vita e la torbida esistenza di povere creature malate; anche l’esibizione della violenza, l’asprezza iperrealistica di momenti dei quali potremmo fare a meno… Il male non ha fondo, nei suoi aspetti protervi o sinuosi, perfino necessari – in certe situazioni – perché ne venga un riscatto a chi ha ingiustamente sofferto. Non è sempre facile stabilire confini e per fortuna anche il bene non ha fondo, a rischio della vita. Ma tutto ha una ragione di presentarsi com’è – i buoni e i cattivi a stretto contatto di gomito rappresentano le facce del mondo in un mondo in rapida evoluzione, dov’è difficile mettersi dalla parte giusta, figurarsi essere giusti.
Forse anche l’autrice di questo complesso disegno narrativo ha perduto il conto di quanti siano… L’entrata in scena dei nuovi personaggi nel susseguirsi degli episodi segna il crescere della storia che si snoda e si dipana come facendo sgorgare da se stessa altre storie che poi di nuovo confluiscono nell’alveo centrale a ricomporre la narrazione principale. Le storie di contorno potrebbero in effetti non esserci, senza togliere molto sapore all’insieme, ma devono esserci per inquadrare storicamente le vicende principali che vengono arricchite dalle piccole storie di contorno come appunto quelle pietanze che da sole sembrerebbero meno appetibili. Ma l’autrice ha voluto (ri)costruire un mondo, e lo ha fatto in maniera molto credibile, che avesse una sua definizione storica, una sua umanità, una sua ragione di essere.


Forse il libro poteva articolarsi in una serie di racconti autonomi ed avere la stessa intensità di testimonianza e di affetto per un mondo colto in un momento difficile, di strenua lotta per la sopravvivenza… Un mondo di contrasti, un feroce mondo in cui vige ormai la legge del più forte (e si sa bene chi sono i più forti) ma dove anche il più debole riesce spesso a vincere la sua parte (e ce ne sono tanti, qui, che si arrabattano per non farsi scoprire come tali) – è un mondo che celebra vanamente un’aria da passato glorioso che presto sarà svanita, e in cui nuove forze cercano di farsi strada o per lo meno di non perdere quella faticosamente conquistata.
L’autrice con sapienza e misura regola tutte le storie e muove tutti i personaggi, dando a ciascuno il suo quarto d’ora di celebrità, si direbbe, le sue tre pagine di visibilità, e peccato se in quelle soltanto, in quell’unico momento nella storia (o nella Storia!) il poveretto acquista luce propria – e subito la perde, inseguito com’è da tanti altri in cerca di quarti d’ora, di tre pagine da vivere.. La vita è un mulinello incessante… in cui spesso a caso si finisce presi.
A pensarci bene, non è così, sempre, anche ora, anche qui? Non è sempre una corsa, la vita, una lotta a raggiungere e trovare il posto in vista, scalciando e scavalcando i meno capaci, prostituendo l’anima spesso più che il corpo al miglior offerente? Le foglie morte, di solito, finiscono spazzate via a macerarsi in qualche rigagnolo… Di rado, però (succede, paradossalmente) proprio quando muoiono trovano la libertà – staccandosi dall’albero che le teneva legate alla sua volontà. Bisogna in definitiva aver fede nella missione che la vita ci riserva da compiere: così soltanto ci si potrà sciogliere da legami ossessivi e dar vita ad una privata costruzione dell’esistenza che si liberi da costrizioni e infingimenti. Oggi, certo, è più facile, se facciamo tesoro di quel che sappiamo; malgrado il bombardamento mediatico che ci subissa di conformismo (la propaganda dei nazisti era più abietta ma non più efficace). Alla fine della storia come la racconta Elide Ceragioli, il sugo – direbbe don Lisander – si è molto ristretto, ma basta ancora a condirci il futuro.

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