BASTARDIA: un racconto portoghese di Hélia Correia

Un’allucinata corsa verso l’azzurro che è la fonte (e la fine) della vita – un’estenuante ricerca di sé nella radice inconoscibile: un padre mistico al quale si desidera tornare (ma come l’ascesa a ritroso nell’utero generante).
Un piccolo stupefacente libro, di quelli che forse riescono solo ai lusitani ai quali è concesso di respirare il sogno del viaggio anche senza viaggiare. L’autrice di “Bastardia” riesce a coniugare il chiarore della vita – caravaggesco si direbbe – con la miseria della morte, quando il fuoco dell’esistere si scurisce e si incupisce come in quadro desolato di Goya.
Un piccolo capolavoro, che non si può leggere a capitoli, tale e tanto forte essendo la spinta centrifuga che proietta il giovane infelice protagonista a fuggire due volte dal comune appartenere all’umanità: il suo definitivo farsi azzurro dà il senso di una illuminante verità all’inquietante angoscia di cui ha vissuto.
Hélia Correia tocca in questo suo lavoro narrativo un deciso vertice di inventiva – la suggestione della sua storia, incredibile (ma costruita come fosse verisimile), ci lascia incerti nel giudizio eppure ci cattura, travolti dalla passione che lei ci comunica.

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