LA CICOGNA HA PRESO IL VOLO

Per parlare di questo Sagome e specchi, potremmo limitarci alla copertina: il testo che vi compare (un testo integrale, che è nel libro col titolo “Moneta“) potendo ben rappresentare la silloge nel suo insieme. Bello il titolo del libro! dovendosi sempre fare i conti anche col paratesto; e molto pertinente l’immagine che riproduce un quadro del poeta stesso, non nuovo al mondo figurativo. Può dunque bastare l’analisi di questi elementi che subito si offrono alla vista (e al giudizio) anche di un lettore frettoloso, di coloro che prendono in mano un libro quasi con titubanza… Un’ultima osservazione sul paratesto: sulla dedica, piuttosto insolita, “ai fratelli”. Claudio viene da Quotidiane colonne, sorta di liturgia familiare del quotidiano, appunto, per di più tradotta in francese dalla moglie Mena. Ora che si è staccato – in buona misura – dal privato, cerca di tenersi comunque legato al mondo degli affetti, alla famiglia. Ma il privato, nella poesia di Claudio Carbone, è sempre aperto alla considerazione, alla riflessione su quello che lo circonda ed è pubblico, ed è sociale. Si può leggere ad esempio “Processione” (vi si legano sacro e profano, popolare e politico, prima che scatti il moto di ribellione: “Non rimane che cercare riparo altrove / con mia figlia sotto i tetti delle luminarie”), e “Souvenir” (il ricordo di un “memorabile viaggio” attraverso il “trofeo” di un oggetto forgiato “da piccole mani costrette alla miseria” diventa “specchio crudele” in cui leggere la sconfitta e la consapevole umiliazione per essere tanto più fortunato).
“Un viaggio che non ha cielo di scorta”: ha ragione Claudio a lamentarsi per una “corsa” cui lo trascina “questo rigido caleidoscopio che la vita mi pone davanti”… Rischiamo di essere tirati in un gioco a perdere nel quale le “tappe obbligate” ci deludono e comunque ci fanno vincere meno di quel che speravamo di ottenere, malgrado qualche eccitante momento di “ebbrezza” per un “sorpasso” riuscito “sul filo di lana”. È pur vero che ci sono “segnali lungo il cammino” di cui dovremmo tenere conto, eppure siamo spinti a correre e seguiamo un “unico e implacabile senso di marcia”: ci sembra giusto, ci sembra quello che possa darci il traguardo.
La poesia di Sagome e specchi è poesia dello sguardo – certo (l’autore viene dalle arti figurative): c’è sentimento, ma nasce quasi sempre da un’osservazione (proprio come l’occhio del pittore che si posa e trae dalla materia la materia per la sua figura). Sono parecchi i testi che consentono di sostenere questa tesi, fin dal primo della silloge: “Frasche” – “Sosta di sterpaglie la vita in fascine da ardere una per una macerate all’intemperie scomodo avanzo di un raccolto sa fermentare lucciole nel buio” (quante ascendenze si potrebbero trovare in un pur breve frammento poetico, quanti sapori di poesia meditata e filtrata…).
“Viottolo” (l’esperienza e l’ascesa, la conquista di nuove dimensioni, fino alla “gioia”), poi “Rudere” (“l’accumulo dei forse nella trama sottile delle ragnatele”), più avanti “Cassonetto“, sono in qualche modo e con qualche ardita metafora una rappresentazione del poeta in generale e forse dell’autore stesso. Paragonarsi ad un cassonetto sa di miracolo – di miracolosa intuizione e coraggiosa definizione di sé (alla “cloaca” già si era paragonato il vecchio scapigliato Camerana): il poeta è chi filtra il male per riciclarlo in bene, è l’inventore del recupero, colui che legge nelle avversità della vita la possibilità del riscatto (è un maestro di resilienza, per citare Bertirotti).
In un libro come Sagome e specchi si possono soddisfare palati diversi, magari non i più raffinati, abituati alle squisite leccornie dell’alta pasticceria confezionata dalle migliori marche… Tuttavia Claudio ha dalla sua la forza dell’onestà. È talmente evidente che sta facendo grandi sforzi per diventare quello che è (come direbbe Alessandro Bertirotti), che gli si perdonano facilmente gli inevitabili intoppi e le durezze comunque simpatiche ancora riscontrabili nel suo poetare. Presto, ne sono sicuro (ricordiamoci che qui – ci sono Terra, Aria, Acqua – manca il campo del Fuoco), presto ci proporrà un’altra silloge ancora più densa e convincente. Dobbiamo solo continuare a credere nel suo lavoro.

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