Archivi del mese: febbraio 2012

25 per 25

Il tempo della poesia è scandito da anniversari e ricorrenze che la fanno più umana… almeno per me è così – chi mi conosce lo sa.
Ecco perché quest’anno per me è un anno importante… ricorrono venticinque anni dal 1987… e che è successo? presentai – il 4 marzo – il mio libro di traduzioni da Catullo, in una birreria, il “City Hall Pub” di Formia (degli amici Gino e Raffaele). LIBRO D’AMORE DI CATULLO, si intitolava, una scelta dei carmi dedicata “alla Lesbia che è in tutti noi” (che azzardo, sia la traduzione, libera, mia, e quella dedica, provocatoria – in realtà il lavoro era stato dedicato negli anni a ben tre ragazze, ma poi mi parve antipatico scrivere nomi reali, e farmi scoprire nei miei giochi sentimentali). Quest’anno intanto mia figlia Gabriella compie dieci anni
Facile pensare di unire le due celebrazioni, quella privata di poeta e quella pubblica di padre… o viceversa, faccio sempre confusione tra le due sfere – comunque, ho pensato di ripubblicare per l’occasione le “venticinque variazioni per mia figlia Gabriella” che uscirono nove anni fa (col titolo INSIEME A TE IO SONO NATO ANCORA) al suo primo compleanno. Ora il libro – che si intitola E’ QUESTO UN FIGLIO? ed è la mia settantacinquesima pubblicazione – comprende 50 testi… (50+25=75)

 

 

 

 

 

 

 

 
Lo presenterò in una libreria (la birreria non c’è più, da tempo…), la “Libreria di MARGHERITA” a Formia, sabato 3 (il 4 Gabriella ha una recita tetrale con sua madre – fanno teatro entrambe!
Ci vediamo, aspetto gli amici di allora e quelli nuovi.

ho avuto la sensazione di un uomo sereno, perfettamente cosciente dei suoi impegni e delle sue gioie di vita, tra i quali evidentemente c’è anche la poesia che – se non erro – sta raggiungendo una maturità e una convinzione che ripagano venticinque anni di lavoro – umano e culturale: credo che tu abbia compiuto il “miracolo” e la piccola Gabriella ne sia stata la fata che ti ha indi­cato la strada.  (così Giuliano Manacorda, in nota alla prima edizione di INSIEME A TE IO SONO NATO ANCORA)

 

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La lunga giornata del poeta

Filippo Filiberto De Angelis – E non è mai troppo lungo il giorno
In questo libro che fin dal titolo mi lusinga (nel mio ben noto amore per le tematiche legate al tempo), si avverte si coglie si gusta – chi appena segga al desco di sapidi umori umani – un campionario nutrito e nutriente di giochi ritmici e linguistici, di allusioni e tensioni espressive – insomma, appena velata dallo scanzonato incedere da finto dilettante (e certo nel diletto di chi sa bene dove mettere i piedi sul terreno minato della metrica e della retorica), qui c’è la poesia, ed è facile prenderne bocconi salutari. Finge nonchalance, l’autore, nell’uso delle forme, ma sa bene che la forma è sostanza, in poesia, e sa bene che usare certe forme deve pur sembrare casuale, ma non lo è mai. Così troviamo uno straordinario controsonetto, con le terzine avanti alle quartine (“L’albicocco disubbidiente”), e subito dopo un sonetto all’inglese (“Fukushima”)… ma ci sono i sonetti di struttura classica ed altre combinazioni di versi.
È una perla quel gioco sottile fra Ruby e “rubai” (in “Italia seviziata”, dove – altro giochetto metaforico o metonimico – ad essere “deflorata ancor minorenne” è proprio “l’Italia”! e ogni commento è superfluo, per carità di patria). Subito dopo, però, in “Giuramento”, la patria è consacrata in una commossa dichiarazione d’intenti: “Una sola bandiera ogni dove. / Tricolore il suo unico nome”. Ma la società corrotta o semplicemente squallida in cui viviamo fa capolino spesso, specchio brutto di un’esistenza privata nel quale non ci si vorrebbe specchiare! L’autore non dimentica certo il mestiere che ha fatto: deve averne viste di cotte e di crude, come si dice. La società mille volti e centomila misfatti perentoria prende posto e chiede ascolto alla platea: il teatrino poetico si anima di figure figurine e figuranti – e il banale quotidiano sale a toccare esiti di nobili accenti e insieme scende a frugare nel torbido (esemplare l’accostamento di “Chiesetta di montagna” e “Cerco la chiave”).
Ci sono vertici di poesia in questo libro che si possono senz’altro condividere: “Pensionati” e “Un poeta”, ad esempio – sintesi neorealistica alla Umberto D, la prima, e reminiscenza di cantautore ispirato (alla Locasciulli) la seconda. Ci sono comunque pagine ove cogli sicuro il canto dell’animo provato, di un animo anche esacerbato per certi aspetti eppure capace di sorridere e addirittura scherzare anche con le brutture della vita. In una superiore accettazione che sa di Orazio sabino, e sa molto di persona seria – consapevole di non dover tradire una missione onesta, qual è quella del poeta. Il poeta è un ragno che tesse reti e vi cattura il lettore, non per mangiarselo, piuttosto per farsi mangiare: paradosso di masochista. Che bel gioco di citazioni involontarie è “Autoritratto”, un testo che potrebbe essere insieme di Palazzeschi e Corazzini, cioè il meglio del minimalismo fatto manifesto.

Il tempo la fa da padrone in questo libro (già detto quanto sia allusivo il titolo), con le diffuse memorie dell’infanzia – l’età in cui tutto sembra (lo è?) fuori del tempo – e i ricordi vivi e toccanti di una giovinezza fortemente vissuta e ancora sentita dentro… “Odio il tempo che fugge! mi sorpassano le ore, i giorni, a destra, a sinistra, irriverenti…” (in “Tempus fugit”); però, nel testo che dà il titolo al libro, a confermare quella superiore accettazione della vita come che sia, “Vivo la vita che mi vive intorno, che mi bisbiglia piano, sottovoce, e non è mai troppo lungo il giorno” (che poi sembra una banale tautologia: certo che il giorno non è lungo, né “troppo lungo”: è giusto 24 ore, mai un secondo in più… ma ci pare più o meno lungo se e come lo viviamo, appunto, se non lo mettiamo a frutto). “Viaggio a Trieste”, “Chiocciola”, “Saggezza” sono altri esempi di un rapporto col tempo ormai consapevole e maturo, distaccato ma non immemore, poiché nelle memorie più care ogni momento fa nascere momenti nuovi e (“Il libro della vita”) “Giro ogni sera quel foglio che al mattino era bianco / e ogni sera stupisco del corso dei giorni e dei pensieri / È solo un promemoria da consultare il giorno del giudizio”. Questo breve testo – quasi in chiusura del libro – ne fissa cardini e chiavi di lettura: inutile sforzarsi, è improduttivo credere che ci possa cascare addosso una bella mela come capitò a qualcuno… tutto va conquistato, annotato e registrato: ci sarà alla fine un rendiconto o un redde rationem, per chi ci creda, e bisogna arrivare puliti, tanto dato e tanto avuto, meglio se “nudo come all’arrivo”, per avere un “processo equo” alla porta della fine. Amarezze? No – sempre meglio prepararsi per tempo a qualsiasi viaggio (figuriamoci ad un viaggio nel, o oltre il tempo!).

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Benvenuti a Gaeta – Yacht Med Festival 2012 è ancora “Il viaggio della parola”

Ecco in anteprima i nomi dei poeti ospiti quest’anno alla seconda edizione del Convegno internazionale di poesia “Il viaggio della parola” organizzato da la stanza del poeta nell’ambito della quinta edizione dello YACHT MED FESTIVAL a Gaeta a fine aprile. Tutti nomi importanti, e qualcuno addirittura più importante degli altri, poiché si tratta di professori universitari con decenni di attività alle spalle, non solo in patria… Ma certo non devono sfigurare i nomi meno noti eppure ben degni del nome di poeta. Tutti rappresentano non solo il loro Paese ma il Mediterraneo e la sua cultura millenaria, anche l’inglese Berengarten (ha vissuto a lungo in Italia e Grecia), anche il portoghese Rocha (per anni esule in Francia)… Ecco quindi l’elenco completo (dopo la rinuncia di Oliver Friggieri, da Malta):

Richard Berengarten – (Cambridge) Inghilterra

Amel Darwesh (Cairo) – Egitto

 Katica Felstinski – (Cirqueniza) Croazia               

 Moncef Ghachem – (Sidi bou Said) Tunisia       

Dalila Hiaoui  – (Marrakech) Marocco      

Daniel Leuwers – (Tours) Francia                       

Besnik Mustafaj – (Tirana) Albania                    

Jaime Rocha – (Lisbona) Portogallo                    

Liana Sakelliou – (Atene) Grecia                          

Carlos Vitale – (Barcellona) Spagna

Gustavo Vega –  (Barcellona) Spagna        

Ospite particolare quest’ultimo, poiché è in uscita un volume antologico di traduzioni  della sua produzione poetica (Pintar la luz / Dipingere la luce, a cura di Giuseppe Napolitano nella collana Stellaverde delle Edizioni Eva) – operazione nata proprio in occasione della sua partecipazione al “Viaggio della parola” lo scorso 2011.    

Il programma definitivo del Convegno sarà presto presentato: le date – 27 e 28 aprile – già fissate, non dovrebbero cambiare.

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