Carlino gioca con la poetica

Il professore si diverte… Marcello Carlino ha lunga pratica e scaltri mezzi – mai celati o malcelati, ma solo di tanto in tanto, dietro un velo di autoironia che sbotta propri quando non ce la fa più -, mezzi acquisiti sul campo per cimentarsi con cipiglio e competenza nell’ardua rivisitazione di un tema così vasto e in fondo banale, poiché ben noto, poiché da sempre – almeno da un secolo, dalla famosa forse infausta ma fortunata boutade del benedetto Croce dell’Estetica -, da tempo i pari suoi, i professori che fanno i critici hanno dovuto misurarsi con tutta una serie di canoni costituenti quel che una volta si definiva lo strumentario del mestiere – certo rifacendosi, ab ovo, a quando l’arte era technè, cioè facitura faticosa e pure chi voleva interpretarla doveva rimboccarsi almeno le maniche. E allora…


Ecco questo piccolo gioiello editoriale che inaugura una collana cui l’editore Guida affida un compito anch’esso arduo e banale insieme: far circolare le idee portanti della critica letteraria nel mondo cui dovrebbero interessare, quel mondo bistrattato incompreso dei fruitori dell’opera d’ingegno: università et similia (magari pure sedicenti o presunti poeti, non sempre non tutti onestamente informati su quel che fanno).  P o e t i c a  di Marcello Carlino apre dunque una strada che è spalancata da sempre, da quando Aristotele (eccetera… il professore conosce bene i suoi maggiori, e ne espone con sintesi reverenziale ma non asfittica idee e posizioni sociologiche, poiché – va da sé per uno che dichiara apertamente la sua collocazione ideologica – la cultura e la critica sono, necessariamente, anche definizione di parametri comportamentali), da quando ci si è interrogati sul posto e sul ruolo che deve o dovrebbe – ma deve, per chi lo dice – avere la poesia nel mondo.
Carlino cavalca consapevole praterie sconfinate fermandosi qua e là per abbeverarsi e riprendere subito a correre. Cento pagine sono appena sufficienti per impostare il problema e proporre veloci soluzioni interpretative. Ma sono sufficienti allo scaltro professore per squadernare non solo le sue indubbie acclarate conoscenze specifiche. Egli pone paletti a guardia del campo, quello che infine si ritaglia nell’ampio spazio attraversato ed è infine il suo campo d’azione in cui meglio sa come esprimersi: il colloquio con chi abbia voglia di capire (orecchie per intendere: questo non è dialogo per sordi, non è autoreferenziale esibizione di bravura, malgrado un’evidente e a volte compiaciuta manifestazione di sapere posseduto assimilato testimoniato).
Il messaggio conclusivo di questo piccolo prezioso libro è nelle pagine dell’ultimo intenso capitolo: “La mia poetica” – coraggio di intellettuale che si è divertito a giocare un po’ a mosca cieca (acchiappando però a piacimento gli incauti indolenti) e un po’ a gatto e topo (facendo friggere di impazienza i lettori meno avveduti prima di mostrare loro il cappio preparato per impiccarli alla smania improduttiva del loro girare a tondo nel busillis). Si è divertito certamente il professore – succede solo a chi conosce bene il gioco -, ma ha dato prova di lucido impegno e alla fine chiude il gioco calando l’asso o la matta, dichiarando il matto all’avversario scornato: io sono chi sono diventato lavorando studiando pensando a chi dovevo diventare. Tertium non datur: si può essere se stessi se si sa chi si può essere, o si finge di essere un altro uno qualsiasi.
“La poetica protagonista e compagna di un percorso di conoscenza” è infatti l’assioma conclusivo e liberatorio. Tra Benjamin e della Volpe, la posizione intellettuale di Marcello Carlino risulta evidente. La posizione di chi non fa conti all’improvvisazione, di chi sa “quanto è duro calle”, ma le scale vanno fatte con passo deciso, accorto (con misura, come su un pentagramma, scandendo tempi e sforzi, sapendo passo passo qual passo va fatto ancora). In cima, c’è la capacità di leggere a fondo e comprendere che un testo (poetico! a quello sostanzialmente si riferisce il discorso sulla poetica) è il nostro testo che un altro ci mette a disposizione se abbiamo voglia e voluttà per diventarne partecipi (con tutti gli strumenti, a volte insiti nel testo stesso, più spesso codificati nel tempo ma recuperabili non senza godimento di acquisizione).
Buon divertimento, allora! E Guida ci aspetta con altre proposte da gustare. Già la collana “parole chiave della letteratura” continua con Ferroni, Nazzaro, Viti – e Carlino stesso propone “allegoria” tra quelle parole chiave, quasi a volere – ancora col suo sorriso che ammicca allo scaltro lettore – intendere che tutto guarda ad altro, e bisogna saper guardare, leggere dentro (appunto questo significa intelligenza, no?).

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