QUANTO di me (nota di A. Gareffi)

Andrea GAREFFI è professore a Roma due. L’ho appena conosciuto, ma leggendo un mio solo (piccolo) libro, Quanto di me, ha saputo attraversarmi come raramente qualcuno ha fatto… gliene devo dare atto!

Finalmente, ti ho potuto leggere con calma. Sei il tuo peggior autobiografo, ti condanni e ti celebri nella disfatta. Bestemmi Leopardi e ti rincantucci nella tua impervia coscienza. Insomma, ci sei e ci resterai, lo si capisce. Non affondano i giunchi, semmai le portaerei.
Grazie per avermi convocato al tuo desco, è stato grandioso.
Gioco, nel senso di Huizinga, evidentemente, certo che c’è, nel tuo lavoro; nel metterti strenuamente in gioco perché si riveli il senso di un destino che è il tuo il mio e quello della dissoluzione del mondo. Credo che tu soffra di come soffriamo, solo che non lo sappiamo così crudelmente come tu lo sai per tutti noi.
Huizinga in Homo ludens parla del gioco come di quella cosa che help the action out. Revolution out, avremmo detto quando eravamo inutilmente giovani.
Non siamo stati capaci di svaligiare le banche e ci hanno svaligiato a noi, anche dei sogni. Ce n’era per tutti, e si sono presi tutto loro, ma non la lucidità della nostra indigenza, che cova ancora un sussulto. Tu rompi i rapporti, scrivi, è da capire se per inconscio desiderio di fare la tua parte di male, o per nutrire la tua irrequieta necessità di patire crepuscoli. Risponderei: tutti e due.

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2 commenti

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2 risposte a “QUANTO di me (nota di A. Gareffi)

  1. Filippo SALVATORE

    Complimenti Giuseppe,

    un altro libro di poesia è un ‘altra orma umana che durera’ nel tempo, specialmente se è un fine conoscitore dell’essere come te.

    Mi fai venire la voglia di far conoscere agli altri anche le mie minutiae a cui ho dato per titolo Terre e Infiniti..
    Starei in buona compagnia con te e con A. Iannaccone… Riprenderemmo il discorso cominciato alle Tremiti.
    Se mi mandi una copia, ne parlero’ sulla rivista PanoramItalia che dirigo a Montreal.
    (panoramitalia.com)

    Filippo SALVATORE

  2. Pietro Vitelli

    No, non credo che la poesia di Giuseppe Napoletano sia espressa per contribuire a fare la propria parte di male o per patire crepuscoli per quanto suggestiva sia in tal modo la critica ad essa.
    Io credo invece che ama assorbire il patimento dei crepuscoli, che cerca di capire il mondo delle relazioni e dei sentimenti per cercare la verità per quanto relativa essa possa essere.
    Pietro Vitelli

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