Archivi del mese: dicembre 2011

QUANTO di me (nota di A. Gareffi)

Andrea GAREFFI è professore a Roma due. L’ho appena conosciuto, ma leggendo un mio solo (piccolo) libro, Quanto di me, ha saputo attraversarmi come raramente qualcuno ha fatto… gliene devo dare atto!

Finalmente, ti ho potuto leggere con calma. Sei il tuo peggior autobiografo, ti condanni e ti celebri nella disfatta. Bestemmi Leopardi e ti rincantucci nella tua impervia coscienza. Insomma, ci sei e ci resterai, lo si capisce. Non affondano i giunchi, semmai le portaerei.
Grazie per avermi convocato al tuo desco, è stato grandioso.
Gioco, nel senso di Huizinga, evidentemente, certo che c’è, nel tuo lavoro; nel metterti strenuamente in gioco perché si riveli il senso di un destino che è il tuo il mio e quello della dissoluzione del mondo. Credo che tu soffra di come soffriamo, solo che non lo sappiamo così crudelmente come tu lo sai per tutti noi.
Huizinga in Homo ludens parla del gioco come di quella cosa che help the action out. Revolution out, avremmo detto quando eravamo inutilmente giovani.
Non siamo stati capaci di svaligiare le banche e ci hanno svaligiato a noi, anche dei sogni. Ce n’era per tutti, e si sono presi tutto loro, ma non la lucidità della nostra indigenza, che cova ancora un sussulto. Tu rompi i rapporti, scrivi, è da capire se per inconscio desiderio di fare la tua parte di male, o per nutrire la tua irrequieta necessità di patire crepuscoli. Risponderei: tutti e due.

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Una “nevicata” straordinaria

Neve      di Renzo Cremona

 

 

 

 

 

 

 

 

Nulla a che vedere con il delicatissimo e insieme struggente omonimo racconto di Maxence Fermine, ma ho letto con trepida attenzione Neve di Renzo Cremona, anzi neve, poiché scrive sempre in minuscolo i suoi titoli… Comunque, non si smentisce: la sua scrittura è al solito molto controllata, su un piano si direbbe parallelo a quello che ci si aspetterebbe da un narratore. Cremona ha un suo progetto di coinvolgimento del lettore fondato su trame allusive e spesso illusorie, nel senso che nemmeno sono trame, piuttosto indicazioni di itinerari mentali. Pertanto, bisogna adattarsi a seguirli senza aspettarsi di arrivare chissà dove… Infine, forse, ci si troverà in una dimensione alternativa dove è possibile che esistano altre vite, o la nostra, anche la nostra, ma quando sarà, o se sarà… Questo racconto che esce ora nei “colibrì” delle Edizioni Eva si sviluppa in capitoli di varia estensione e propone azioni e sensazioni di personaggi incredibili (nel senso proprio che si stenta a crederli tali e non invece idee di persone immaginate solo allo scopo di creare l’azione stessa o la sensazione che si descrive). Ma alla fine della lettura si percepisce come un senso di liberazione… l’abbiamo scampata bella: non facciamo parte di quel mondo che è un altro mondo, onirico o virtuale… O non deve piuttosto venirci il sospetto che quello onirico o virtuale sia quello che crediamo nostro? Insomma, un’operazione letteraria che sarebbe piaciuta a un surrealista; accettiamola come esercizio di alta scrittura, ma riflettiamo un momento insieme a Renzo Cremona: facciamo attenzione a come giochiamo la nostra esistenza… potrebbe cominciare a nevicare e sommergere tutto: meglio godercela finché non fa troppo freddo. È solo una chiave di lettura, ma teniamola, non si sa mai…

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POETS FOR WORLD PEACE

POESIA PAROLA DI PACE

La copertina del libro

Decine di poeti (71 per la precisione) in rappresentanza di 25 Paesi! L’antologia POETS FOR WORLD PEACE si presenta ricchissima di voci (e volti: è importante che i poeti ci mettano anche la faccia) e viaggerà adesso per il mondo intero in cerca di lettori. L’opera meritoria è stata curata dal dinamico, vulcanico, impagabile poeta bosniaco Sabahudin Hadzialic di Sarajevo (in collaborazione con l’indiano Ram Sharma). Sabahudin è stato qui nel Golfo lo scorso aprile, ospite del Festival “Il viaggio della parola” nell’ambito dello Yacht Med Festival a Gaeta; di recente ha pubblicato una raccolta di Aforismi (nella collana “la stanza del poeta”, nella traduzione di Giuseppe Napolitano).
POETS FOR WORLD PEACE è un libro da avere, da leggere, da regalare… La pace non è l’unico tema delle duecento e passa poesie che vi sono raccolte (di solito tre per ciascuno dei poeti presenti), e quindi è una vera antologia attuale di come si scrive oggi nel mondo. Ci sono autori sudafricani e statunitensi, indiani e marocchini, oltre i numerosi europei, in particolare balcanici.
Forse “le mie poesie non cambieranno il mondo”, scrisse qualcuno anni fa, ma c’è da sperare che un po’ di gente trovi in queste pagine almeno la voglia di essere “più buona” (non solo perché siamo a Natale).

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Pesche: un presepe di poesia

Ha ragione chi l’ha detto, però vale la pena ripeterlo: Pesche, pochi minuti da Isernia, davvero – appoggiato com’è alla montagna – somiglia all’immagine che abbiamo del presepe, quello che facevamo una volta, almeno, che ancora qualcuno fa in quel modo…
Ed è giusto quindi, ed è bello, che a Pesche si faccia il concorso per il presepe più bello, non solo, ma pure quello per una poesia sul presepe…
La Giuria ha appena deciso: il prossimo 6 gennaio 2012 saranno premiati: Maria Giusti, Ida Cecchi, Giovanni Formaggio e Tiziana Monari, non in quest’ordine…

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Poesia per de Libero a Fondi

Arriva alla ventisettesima edizione a Fondi il Concorso di poesia dedicato all’illustre concittadino, il poeta “ermetico-surrealista” Libero de Libero.
Vince quest’anno Carla Baroni di Ferrara, la quale però non ha avuto il tempo di leggere una sua poesia, schiacciata da un programma enorme…
La serata di premiazione del “de Libero” al Castello di Fondi, infatti, concede molto spazio alla rievocazione del poeta locale (quest’anno, pregevoli interventi dei professori Macaro, Vacana, Gareffi) e infine il vincitore è costretto a un rapido saluto… peccato! Potrà comunque consolarsi, la poetessa Baroni – peraltro avvezza a guadagnare premi – poiché l’anno prossimo le sarà pubblicata la silloge vincitrice!

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Traduzioni

Non so quanti poeti di quest’angolo di terra hanno avuto traduzioni in arabo, in serbo, in esperanto…  e intendo libri interi, non poesie sparse. Ogni tanto vantarsi un po’ aiuta a credere nel proprio lavoro – un applauso, diceva qualcuno, è una bella iniezione di fiducia (anche se poi lavoriamo lo stesso, poiché non sapremmo farne a meno – e doniamo ugualmente a tutti i frutti del nostro lavoro, anche se… eccetera!


TREN PO TREN è il titolo del libro uscito a Sméderevo (Belgrado – Serbia) un mese fa – in bella veste, come si dice, il che non guasta -, tradotto dal poeta Dragan Mraovic. Con 37 poesie, costituisce uno spaccato ben rappresentativo della mia produzione di quarant’anni, da “Momento per momento” del 1967 (che dà il titolo al libro) alle ultime cose di qualche anno fa.

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“Diario del prima” di Umberto Cerio

Sembrerebbe addirittura banale… Diario del prima: e di quando potrebbe essere un diario, del dopo? Ma Umberto Cerio ha ragione a precisare, a volere stabilire i termini post quos ha valore la sua storia narrata o rivisitata in chiave mitica…
Il nuovo libro di poesie che l’autore molisano pubblica nella collana “l’arcobaleno” (sezione della “stanza del poeta”) ha proprio il valore di rivisitazione del prima alla luce di un ora in tensione, la ricostruzione di quel che fu – privata o comunque conosciuta dimensione esistenziale – e la conseguente memoria di un vissuto da consegnare a chi verrà.
Così si chiude la mia introduzione al libro:

Un libro doppio, in definitiva, questo di Umberto Cerio, non soltanto perché accosta due sillogi (ma già è significativo che il titolo venga dalla prima delle due, e alluda a un “prima” – che si troverà poi trasfigurato nel canto memoriale); è un libro doppio per il colloquio/soliloquio dell’anima che si dipana pagina dopo pagina, nel susseguirsi di testi spesso legati fra loro da temi, nomi, riferimenti biografici, visioni oniriche… “Amori cantava il poeta, Dei e leggende”… Il poeta, in fin dei conti, “scrive diari solitari e nutre la tua pace e il tuo dissidio”… così il cerchio si chiude: l’autore ha confessato la sua solitudine che però si libera nel dialogo, la necessità di avere lettori che diano corpo alle immagini delle sue memorie e le facciano ancora vivere, in altre dimensioni. Così il prima può diventare dopo – e dentro l’orma già stampata sul cammino (pencolante sempre e timoroso di troppe novità) si può leggere un po’ di ieri nel domani, quanto basta a farci rimanere ancorati a chi fummo, salvifico viatico, irrinunciabile.

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